SCRIVERE INSIEME UNA PAGINA DI LIBERTA'
MOVIMENTO PER L'ABOLIZIONE DELLA LEVA OBBLIGATORIA MILITARE E CIVILE

Buone letture


Quei grossi interessi dei generali in borghese...
di Marco Faraci

L'articolo che segue è stato pubblicato sul n.7 (Febbraio 2000) della rivista "Enclave", edita da Leonardo Facco Editore.


E' interessante notare come quando il governo ha comunicato l'intenzione di abbandonare nel giro di qualche anno l'attuale sistema di leva militare, le critiche più aspre nei confronti del progetto non sono venute dagli ambienti militari, ormai perfettamente convinti dell'inopportunità di un esercito di coscritti, bensì dal mondo dell'associazionismo cattolico e progressista. Venendo meno l'obbligo della prestazione militare viene meno del resto anche la possibilità per associazioni ed enti di fruire gratuitamente del lavoro coatto e sottopagato degli obiettori di coscienza.

Così le varie Caritas, Pax Christi, ARCI, Legambiente stanno esercitando sull'attuale governo una forte azione di lobbying affinché la fine della naja coincida con l'istituzione di un servizio civile obbligatorio e non è escluso che riescano ad ottenere quanto vogliono dal momento che l'associazionismo rappresenta un'importante base elettorale per i partiti che compongono l'attuale maggioranza.

Se in una società ormai culturalmente cambiata rispetto al momento in cui la leva obbligatoria è stata istituita è ormai divenuta difficile la difesa del servizio "militare" di leva alla luce anche del perpetuarsi del fenomeno del nonnismo che recentemente è tornato nuovamente agli onori delle cronache, potrebbe rivelarsi più agevole per gli statalisti fare digerire all'opinione pubblica un molto più politicamente corretto servizio civile obbligatorio.

Gli stessi tempi molto lunghi che il governo ha prospettato per il periodo di transizione che porterà alla fine della leva militare paiono, del resto, andare incontro più che altro alle pressioni esercitate dall'associazionismo piuttosto che alle necessità delle forze armate.

Decise ormai, a quanto pare, le sorti della leva militare, la battaglia si sposta sul servizio civile e sui notevoli interessi in gioco che si vanno a toccare, che sono quelli del mondo pacifista e cattocomunista..

L'introduzione dell'obiezione di coscienza, lungi dall'essere stata un passo verso l'abolizione degli obblighi di leva, è stata probabilmente la mossa più astuta che i sostenitori della coscrizione obbligatoria potessero compiere. Infatti se il servizio militare fosse stato obbligatorio per tutti, senza possibilità di dichiararsi obiettori di coscienza, il mondo pacifista si sarebbe senz'altro battuto per l'abolizione della leva ed avrebbe cercato di mobilitare l'opinione pubblica in senso abolizionista.

L'introduzione della possibilità di obiezione ha invece permesso ai militaristi sostenitori del servizio militare obbligatorio di cooptare al potere nella stanza dei bottoni il mondo pacifista.

In questo modo, così come i militaristi a lungo hanno potuto utilizzare il servizio militare per indottrinare i giovani alle idee della sacralità della patria, con l'introduzione dell'obiezione i pacifisti hanno ottenuto la loro fetta di potere, hanno ottenuto in altre parole la possibilità di avvalersi anche loro dell'apparato coercitivo e repressivo dello Stato per attuare la loro agenda sociale, attraverso la rieducazione forzata della gioventù all'ideologia della solidarietà coatta.

Così come i militaristi lodavano il servizio militare evidenziando come fosse molto formativo, morale ed altamente utile alla collettività, i pacifisti con le stesse identiche argomentazione ed il medesimo zelo hanno cominciato ad elogiare l'utilità, la moralità ed il carattere formativo del servizio civile.

E' evidente come, per noi libertari, il fatto che alcuni gruppi abbiano la possibilità di utilizzare lo Stato per indottrinare i giovani sia estremamente inquietante. Un servizio nazionale, militare o civile, che sia ha lo scopo di formare "bravi cittadini" secondo i criteri che i nostri politici statolatri determinano, cioè in definitiva di formare "sudditi ubbidienti" che non abbiano il coraggio di alzare la testa contro le angherie dei potenti.

Un servizio civile obbligatorio sarebbe in particolare il principale canale di diffusione di quella kultura (rigorosamente con la kappa) che mette cioè che è sociale al di sopra di ciò che individuale, che demonizza il capitalismo ed il mercato e che crea i presupposti ideologici per la perpetuazione del potere di aggressione dello Stato padre, padrone e predone.

I pacifisti, chiedendo che fosse introdotta la possibilità di dichiararsi obiettori, hanno evidentemente rivendicato il diritto a vedere rispettata la loro coscienza, ma esclusivamente la loro. Infatti i pacifisti collettivisti nostrani non hanno niente in contrario al fatto che lo Stato imponga un lavoro coatto, ma desiderano solamente che si tratti di un lavoro non violento. L'introduzione dell'obiezione ha risolto i problemi di coscienza di tali pacifisti che anziché continuare a battersi perché fossero rispettate anche le motivazioni altrui di contrarietà alla leva si sono, come detto, fatti cooptare dal potere ed egoisticamente sono passati dalla parte degli oppressori di coloro che avevano idee politiche diverse dalle loro.

E' chiaro che a questi pacifisti non importa affatto di chi è contrario alla leva non per una semplice questione di gusti e di volontà di scelta tra servire lo Stato con il fucile oppure con la ramazza, ma per una ben più alta questione di principio, cioè l'affermazione del diritto alla libertà personale.

Perché infatti un pacifista pretende che sia rispettata la sua coscienza e quindi di non essere costretto ad imbracciare un fucile, ma non vuole chi sia rispettata la coscienza di un liberale, di un libertario o di un anarchico? Queste ultime persone, come noto, non contestano necessariamente la presenza di milizie armate; tuttavia alla loro coscienza ripugna che un innocente possa essere privato dallo Stato della sua libertà personale.

A costo di apparire politicamente scorretti non si può, poi, non spezzare una lancia anche a favore di chi è contrario alla leva non sulla base di considerazioni di coscienza, ma semplicemente sulla base di considerazioni egoistiche ed opportunistiche. Da libertari dobbiamo infatti affermare che la pigrizia e l'egoismo possono anche essere deprecabili, ma in una società che sia libera non possono essere reato.

L'aumento molto forte delle domande di obiezione di coscienza che si è verificato negli ultimi anni deve essere letto, secondo la visione distorta di gran parte dell'associazionismo, come testimonianza del crescente entusiasmo con cui i giovani si avvicinano al servizio civile obbligatorio.

In realtà è evidente come il numero delle domande di obiezione rappresenta al contrario un crescente rifiuto culturale della pratica della coscrizione, che si esprime nella scelta di quello che è considerato nella pratica il male minore. Se tale scelta si esprime nella pratica attraverso una dichiarazione di pacifismo e la richiesta di svolgere il servizio civile, questo avviene solamente perché lo Stato, con la sua legislazione ipocrita, la propone come unica possibilità di evitare una vita in caserma spesso (e a ragione) considerata dai giovani degradante.

Se i giovani sono davvero così desiderosi di impegnarsi nel volontariato a che cosa serve allora il ricorso alla coercizione così zelantemente difeso dai capoccioni dell'associazionismo? Evidentemente i conti non tornano.

Per renderci conto, tuttavia, di quali siano gli interessi in gioco, e del peso che riveste il grande business del servizio civile è necessario portare delle cifre. A quanto ammonta in pratica il regalo che lo Stato fa all'associazionismo? Ebbene enti ed associazioni avrebbero dovuto spendere nel 1997 oltre 1.100 miliardi di lire se avessero voluto disporre del personale che invece veniva offerto loro gratuitamente.

E' un calcolo semplice, e, a grandi linee, corretto: basta moltiplicare il costo mensile lordo di un giovane impiegato al livello più basso e con contratto di formazione lavoro (circa 2,1 milioni) per il numero di giovani che hanno svolto il servizio civile nel 1997 (54.867), per il numero di mesi di servizio (10).In realtà se il governo decidesse di istituire un servizio civile obbligatorio per tutti, maschi e femmine, sarebbero circa 600 mila i giovani che ogni anno sarebbero precettati. Questo significherebbe almeno decuplicare la cifra precedentemente trovata.

Ovviamente questo è lo scenario peggiore, ma i sostenitori della solidarietà coatta hanno altri obiettivi in subordine.

Lo Stato potrebbe, infatti, rendere accettabile alle associazioni l'abolizione della leva attraverso un maxi finanziamento pubblico alle stesse e la contestuale istituzione di un servizio civile volontario reso appetibile con un piccolo salario e con corsie preferenziali nell'accesso ai posti di lavoro.

Nella pratica si tratterebbe di tradurre l'attuale regalo "in natura" all'associazionismo in un regalo in lire. Anche se il fatto che non verrebbe più direttamente aggredita la libertà personale sarebbe positivo, da libertari non potremmo accettare nemmeno che l'aggressione avvenga attraverso la tassazione, in quanto riteniamo che la libertà economica sia una componente fondamentale della libertà senza aggettivi.

Per di più sotto determinate condizioni, qualora chi scegliesse di non compiere il servizio civile risultasse seriamente svantaggiato dallo Stato rispetto a chi lo compie, si arriverebbe nella pratica a renderlo obbligatorio in maniera surrettizia.

Chi scrive ci tiene a precisare che non è affatto contrario alle tante forme di solidarietà spontanea e volontaria. L'opera prestata da tanti volontari della solidarietà, laici o religiosi, è, al contrario, da considerarsi assolutamente meritoria oltre che spesso necessaria di fronte ai vistosi limiti dell'apparato pubblico di assistenza.

La stima per chi in modo disinteressato sacrifica parte del proprio tempo e del proprio denaro per aiutare il prossimo non può però mitigare il giudizio di condanna per coloro in nome dei loro fini (spesso lodevoli, talora nemmeno) pretendono di aggredire la libertà di tanti giovani italiani inermi ed innocenti. Per noi libertari il fine non giustifica i mezzi e qualunque fine giusto che possa essere ottenuto attraverso mezzi ingiusti deve essere necessariamente sostituito dal fine moralmente più alto di usare mezzi giusti.

Chi considera necessario il ricorso alla coercizione per assicurare la solidarietà mostra in realtà una grande sfiducia nelle persone, nei loro cuori, nella loro generosità ed umanità. Il libertario, invece, è qualcuno che crede profondamente nell'uomo e nella sua capacità di agire molto meglio di qualsiasi pianificazione governativa.

L'abolizione della solidarietà pubblica e coatta rappresenterebbe una grande occasione di responsabilizzazione per gli individui che non potrebbero delegare ad altri (es. allo Stato) quei doveri di solidarietà cui i loro principi morali li richiamano. Essi sarebbero chiamati ad essere generosi con i propri risparmi e con il proprio tempo. Cosa molto più difficile che essere generosi a scapito dei portafogli, della libertà e delle vite altrui come sono soliti i potenti "generali in borghese" del servizio civile.

E' bene sottolineare che la scelta non si pone tra un sistema di solidarietà obbligatoria ed un sistema di egoismo, bensì un sistema di solidarietà obbligatoria ed una sistema di libertà che non sarebbe per forza un sistema egoistico. Nella pratica, infatti, una società libertaria sarà una società solidale nella misura in cui lo saranno gli individui che la comporranno. Gli individui, si sa, non sono perfetti e noi libertari non ci illudiamo di potere modificare la natura dell'uomo e di creare una società perfetta. La perfezione la lasciamo ai comunisti ed ai nazisti. Possiamo tuttavia esprimere la certezza che la libertà e solo la libertà è in grado di tirare fuori il meglio dalle persone ed è questo che consente di essere fiduciosi nel fatto che in una società autenticamente libera chi fosse davvero in condizioni di bisogno non sarebbe lasciato solo.



Né Giusta Né Utile
E-mail: abolisci-leva@ngnu.org
Movimento per l'abolizone della leva obbligatoria